29 Apr

Birrificio Hibu, dieci anni di versabevi!

31TenYears - HIBU

Se è vero che dietro ad un grande uomo c’è sempre una gran donna, figuriamoci se la donna gli sta a fianco! Giorno per giorno, condividendo la passione che si trasforma in lavoro ed il lavoro che muta in passione. Sì, col tempo il confine, il significato stesso dei due termini si fonde e nasce la quotidianità premiata!

Raimondo e La Patty, sono da sempre infaticabili, con un’idea nel cappello ed un’altra già … prêt à boire!

Soprattutto nei primi anni, oltre alla birra pensata dal mastro birraio Raimondo Cetani, c’era quella di numerosi homebrewers, «certificati» beer firm. Quante ricette nate, condivise, suggerite e prodotte dal mastro per numerose anime birranti. Tante di queste crisalidi, varcata la soglia dell’Hibu, hanno avuto consigli preziosi, a tal punto da divenir farfalla/birrificio. Ma non tutti son stati riconoscenti nei confronti dei «Deus ex machina» del birrificio di Burago di Molgora.
… ma questo è solo il mio sentire!

La storia certifica il 2007 come anno di nascita della loro officina alchemica, ma il tutto fermentava già da tempo!  L’amore per la natura ed un palindromo pensiero birraiolo proiettavano entrambi in una futura e condivisa realtà. I primi anni sono stati difficili, proseguire a testa bassa a dubbi zero è stato il loro credo premiante. Tante le birre prodotte che rimandano ai miei «trascorsi». La TONY SOLO e la MOOD (quest’ultima appena estratta dalla mia cantina) le ho condivise con amici per diverso tempo e restano le mie preferite, vere «Amarcord»! Ma ora, altre strizzano l’occhiolino proponendosi con ottima beva: STOUT CALM, HORATIO NELSON, DAMA BIANCA, etc … la lista è lunga. Negli ultimi anni l’ugola s’è affrancata e ringrazia l’elenco di birre lievitato. Il 2014 va segnalato come anno da «giro di boa», importante per Hibu quanto per Concorezzo, il comune della provincia di Monza e della Brianza. Lì infatti nasce HIBU ON TAP, la birreria dell’Hibu; vero accampamento locale dove stanziano gli avventori più fedeli al marchio. Ma è nel 2016 che ancor più s’evidenzia che la strada percorsa è quella giusta. Il 21 giugno 2016 apre a Copenaghen  IL LOCALE, luogo d’incontro e vetrina dello stile italiano in Europa. Ed il sogno continua o meglio la realtà s’evolve in Italia con campi coltivati ad orzo ed una ricerca su nuove possibili varietà di luppoli autoctoni. L’obiettivo finale è possedere un’adeguata «filiera Hibu» per un Elisir di Lunghe Bevute sempre più di qualità.

Nel frattempo la lista delle etichette è cresciuta, moltiplicandosi con oculata attenzione. Ora esistono:

  • LE PERENNI, birre che si possono gustare tutto l’anno.
  • LE STAGIONALI, suddivise in Le primaverili e Le Autunnali.
  • LE FUGACI, birre bimestrali che per due mesi vengono testate dagli avventori che ne decidono la loro sorte.
  • LE SPECIALI, elisir dedicati ad eventi importanti come, ad esempio, il decimo anniversario della nascita della fonte birraiola.

Tutto questo in solo due lustri, chissà tra vent’anni! Ma basta parlare, ora è tempo di festeggiare. Da venerdì 12 a domenica 14 maggio 2017 ci saranno visite guidate all’interno del birrificio e varie attività collaterali per meglio conoscere il mondo Hibu.

In alto i boccali.
Cheers!

22 Mar

UNA SPESA SOSTENIBILE

L'Alveare che dice sì
Uno dei principi dell’Albo Nazionale degli Agronomi enuncia che bisogna:
“Garantire la sicurezza e promuovere la qualità dei prodotti agroalimentari a tutela del sistema delle imprese e della salute e benessere del consumatore.”

è questo uno dei motivi per cui ho deciso di sposare
gli ideali de L’Alveare che dice Si!

Il progetto mi è stato presentato da Stefania Marucci, Gestrice del primo Alveare di Milano presso lo spazio di coworking Impact Hub in Via Paolo Sarpi. Oggi, questo alveare non esiste più perché l’azienda ha cambiato sede, in compenso in città ad oggi si contano una decina di Alveari.

L’Alveare che dice Sì! è uno strumento in evoluzione, disponibile a chiunque desideri valorizzare l’economia locale di Agricoltori, Allevatori ed Artigiani. Qualunque persona può aprire un Alveare che, essenzialmente, è un luogo di ritrovo tra produttori e consumatori. I produttori si iscrivono alla piattaforma online (alvearechedicesi.it) e creano il loro negozio sul web; i consumatori a loro volta si iscrivono al sito, selezionano l’Alveare più vicino a casa o al lavoro e si collegano direttamente coi produttori del territorio con la possibilità di riempire un Cesto virtuale, che diverrà realtà recandosi il giorno stabilito per la consegna presso l’Alveare scelto.

Il pagamento è online, mentre il rapporto col produttore è diretto. Faccia a faccia per discutere le tecniche di produzione, la giustificazione dei prezzi e la ricetta migliore per valorizzare il prodotto.

A Varese per ora ci sono due Alveari uno in Via Castellini presso Il Baretto di Carola, gestito da Chiara Campi e poi c’è quello gestito da me, l’Alveare di Via Brunico, presso l’Apicoltura Frattini. Il nostro obbiettivo è quello si di valorizzare i produttori locali ma, in particolare, cerchiamo di valorizzare i Giovani Imprenditori, i produttori più intraprendenti e quelli con sensibilità nei confronti dell’ambiente e che pensano che il loro prodotto lo darebbero / lo danno anche ai loro figli!! Quindi un prodotto sano e genuino… che è un po’ lo slogan di questi tempi ma che rispecchia un bisogno non più sottinteso.

Questo progetto mi ha portato a conoscere una realtà locale non indifferente, non pensavo esistessero così tante attività agricole, molte delle quali gestite da giovani.
Questo mi ha dato una forte carica di entusiasmo e positività che spero di trasmettere e condividere con la comunità del mio territorio.

Agronomo junior
Matteo Mella

+39 340 2530576
www.matteomella.com
matteo.mella@gmail.com

01 Giu

CELO CELO MI MANCA!

CELO CELO MI MANCA

Collezionisti di materiale birrario, istruzioni per l’uso e divagazioni.

Ciao, mi chiamo «XYZ» e tu? Cosa collezioni? Io questo e quello.

Spesso le amicizie durante l’infanzia iniziavano così. Il ricordo degli anni della scuola elementare si può riassumere in una foto. Un uomo davanti all’entrata della scuola, circondato da bambini con le braccia tese verso le sue mani che distribuiscono pacchetti di figurine di calciatori od altro tema. In quegli anni, lui era il «pusher» dei nostri sogni. Ogni giorno, mi svegliavo col pensiero mantrico mattutino:- Oggi ci sarà il signore delle figurine? Oggi verrà il signore delle figurine! – Alle 07:45 si appostava davanti all’entrata della scuola e distribuiva figurine ed album per la loro raccolta. Mamma chioccia era assalita e confusa dai nostri famelici «pio pio»! Raggiunto un certo numero di doppie, la febbre del gioco aveva la meglio. A quel tempo, una porzione di strada sterrata in aperta campagna, diveniva luogo di epiche sfide. Tutto il pomeriggio trascorso con gli amici del cuore. Misurandoci nel gioco più bello del mondo, PIASTRA!

Regole semplici.

Un giocatore, una figurina, 7/8 partecipanti. Le figu raccolte venivano posizionate e fermate in un mucchietto di sabbia ad una distanza di 15/20 passi dal gruppo. Ogni bimbo aveva la sua «piastra» personale, un sasso piatto che dopo attente ricerche assumeva il ruolo della fedele arma vincente. Silenzio, tutti in cerchio. Iniziava la conta per avere ognuno il suo turno dettato dal destino e poi pronti via! Obiettivo, abbattere le figu con la propria piastra, rivendicando il tesssoro appena conquistato. Poi … altro giro, altra figu, altra corsa. A volte, a bersaglio mancato, il «piatto» cresceva di valore a tal punto che con un sol centro ci si sentiva importanti. Il gioco terminava al tramonto. Sotto i lampioni che illuminavano i gradini di casa, iniziava la fase degli scambi, interrotti sola dalla cena imposta dai nostri genitori.

Oggi colleziono ancora. Non si smette mai, cambiano solo gli oggetti, la passione è immutata.

Dal 1997 colleziono etichette di birra. All’inizio tutto, Italia e resto del mondo. Non esistevano i micro birrifici, almeno non nel numero che conosciamo ora. Nel 2010 ho deciso di dedicarmi solo ai micro birrifici italiani. Conoscere anime che si nutrono della medesima passione è ora più importante della collezione stessa. Purtroppo capita d’incontrare, tra i nostri colleghi, delle «mele marce». Persone che sono passate al lato oscuro, trasformandosi in ombre infette da un «possesso compulsivo». Egoisti, bugiardi e cafoni. Visitando alcuni birrifici amici, alcuni titolari per scherzare, buttano lì la frase a me indigesta:- Ah, ieri son stati qui dei tuoi colleghi. Eh eh eh. – Ed iniziano a raccontarmi le ultime «performance» di qualche nostro «invasato». Come la volta che …

[L’uomo e l’ombra.]

Il titolare del brew pub, nonché Mastro Birraio, gira la chiave ufficializzando l’apertura del locale all’ora stabilita. L’uomo entra ed un’ombra scura gli si avvicina e parla con le spalle dell’uomo: – È da 15 minuti che aspetto, è in ritardo con l’apertura del locale! – L’uomo è paziente e risponde al cazziatone inatteso con un buongiorno accompagnato da un sorriso. L’ombra, scura in volto, risponde al sorriso vomitando richieste come se fossero ordini di un generale. Si presenta come collezionista di sottobicchieri. Inizia a girovagare per i tavoli in cerca del tesoro, ripulendo ogni ripiano da qualsiasi materiale birrario utile per i suoi scambi. Pone il bottino in un borsone, poi spazientito:- Avete solo questi? – L’uomo, spiega che quelli tolti dai tavoli, sarebbero bastati per gli avventori fino alla chiusura del locale. L’ombra incalza:- Ha altri sottobicchieri dietro al bancone? – L’uomo inizia ad irritarsi:- Che birra le preparo? – L’ombra stizzita:- Non bevo birra!

Ok … questa è una delle tante storie che si raccontano sui collezionisti, purtroppo vere. Mi vergogno e chiedo scusa anche per un altra «ombra malata» che si spaccia per persona indifesa che stanzia su una sedia a rotelle. Dichiara che la passione per il materiale birrario è divenuta la sua unica ragione di vita … che miserevole larva!

Birrifici, chiedo scusa per queste insane ombre. Ma sappiate che ci sono colleghi che hanno ripescato dalle ceneri del tempo cimeli ed identità birrarie dimenticate. Solo grazie ad un sapiente lavoro di ricerca continua sono riusciti a conservare, costruire e divulgare storie di aziende chiuse da anni.

Ai birrifici quindi consiglio di scegliere un paio di collezionisti come se fossero i loro biografi ed a loro donare un po’ di tempo, raccontando aneddoti e storie. Il materiale birrario è indispensabile ai collezionisti, ma se siete i loro confidenti, avrete degli instancabili divulgatori del vostro Elisir di Lunghe Bevute.

Ai collezionisti consiglio di essere educati ed anche se siete astemi, comprate qualche birra a chi state chiedendo materiale birrario per la vostra collezione. Non saranno certo obbligati a darvi del materiale, ma se siete educati sarà più facile ricevere anche solo una stretta di mano e poi col tempo … chissà.

Cheers!

02 Mag

CUORE DI FILETTO DI BACCALÀ NORVEGESE AL PEPE NERO SU LETTO DI LEGUMI E ZUCCA

Baccalà - Chef Giuliano Conti

Quando si viaggia in terre sconosciute, alcune scene di vita quotidiana restano impresse in fondo alla retina ed anche dopo anni emergono con un semplice profumo.
Ad esempio, preparando un filetto di baccalà norvegese affiora il ricordo di un viaggio nei paesi nordici.
Visiono pescherecci che rientrano in porto dopo la pesca e i gatti in parata. I marinai, osservati speciali dei felini in attesa che cessino le attività umane ed inizino le loro.
Sarà per queste rievocazioni che mi piace il gusto del baccalà oppure è per la sua poliedrica versatilità in cucina? Ad ogni modo il baccalà norvegese ha un gusto pieno ed un profumo intenso, mentre il baccalà del Labrador, riconoscibile dalle macchie sulla schiena,
è più … carnoso!

 

INGREDIENTI:
Baccalà - Chef Giuliano Conti
250 gr. di baccalà (merluzzo nordico)
50 gr. di Legumi secchi (fagioli borlotti, canellini, ecc.)
50 gr. scalogno
60 gr. di zucca a cubetti
vino bianco – pinot Bianco
pepe nero in grana
olio extra vergine italiano
profumi freschi e 1⁄2 pomodoro fresco

FACCIAMOLO COSÌ:
Dopo aver dissalato la baffa di Baccalà formare un cubo di pesce e marinarlo, bollire i legumi precedentemente messi in acqua, scolarli e finire di cuocerli con un fondo di scalogno il pomodoro e i cubetti di zucca.
Prendere il Baccalà e passarlo in forno misto a 120°.
Preparare il piatto.
Chef Giuliano Conti

22 Apr

COSCETTA DI FAGIANO CON FUNGHI MARINATI, ZUCCA E SALSA AL VINO COTTO

Coscetta di fagiano

Perché il fagiano? Questo è un piatto «amarcord», in ricordo della mia gioventù. Busto e collo dritto, frullo d’ali e partiva il canto dei fagiani nella voliera di mio zio. A volte li sentivo ad un chilometro di distanza. Allevava fagiani con granturco ed erba fresca. A mia nonna, poi, restava il compito di stufare il fagiano di turno in una pentola di coccio sulla cucina a legna. Il profumo invadeva la stanza, ma già da fuori il richiamo era intenso.

 

INGREDIENTICoscetta di fagiano
1 coscia di fagiano
2 funghi sodi
cipolla
zucca
sedano
carote
vino rosso di Ghemme
sale marino
olio extravergine italiano
profumi freschi

FACCIAMOLO COSÌ:
Pulire e lavare la coscia oltre a segnare il nodo, stufare con le verdure a dadi in una casseruola chiusa. Tagliare i funghi a fette e passarli in padella. Ridurre in salsa il vino rosso, quando è cotta la coscetta tagliare ed impiattare con funghi e verdure.

Chef Giuliano Conti

07 Apr

GALEOTTO FU L’ALTERCO!

Birrificio Marduk

Tutto iniziò con un’animata discussione su Facebook.

Mauro Loddo versus Antonio Epifani.

Mauro, del Birrificio Marduk, asseriva:- Basta con questi personaggi che si aggirano per birrifici in cerca di materiale birrario con pretese assurde! – Traduzione:- Collezionisti, tutti al rogo! – Io cercavo di difendere i colleghi che come me amano i Beatles, i Rolling Stones e collezionano materiale birrario. Certo la categoria non brilla per diplomazia, ma ricordavo che non tutti son simili ai personaggi descritti nel suo sfogo. Alla fine chiarimmo le nostre posizioni e da quel momento ci fu un confronto continuo e sincero.

Dopo quella prima chiacchierata più volte sono entrato nel sito birrificiomarduk per aver notizie fresche di ciò che fermenta in uno dei birrifici della Sardegna che sta lasciando un’impronta personale. Entrando nel sito, da subito si ha la certezza che Mauro e Giuseppe Murru, suo pard nella conduzione del birrificio, siano i depositari di antiche cronache dell’isola. Il nome scelto certifica il loro pensiero. Marduk, Dio dei guerrieri Shardana, presenti nell’età del bronzo in Sardegna, in Egitto ed in Mesopotamia. Il loro Dio era raffigurato come lo si vede stampato sulle bottiglie dell’odierno Elisir di Lunghe Bevute. Forma umanoide con corna, quattro occhi, quattro braccia e l’aggiunta di due boccali nella rivisitazione birraria.

Il sogno inizia ad ottobre 2007 e prosegue senza sosta fino a gennaio 2014 dove muta in una realtà consolidata con la denominazione di birrificio agricolo! Nel frattempo le creazioni alchemiche hanno trovato conferma negli avventori sempre più desiderosi di conoscere e assaggiare l’oro liquido di Irgoli.

Ad oggi possono vantare un’accurata gamma base:
American Pale Ale
Bohemian Pilsner
American Ipa
Altbier Munich
Black Ipa
ed una birra speciale per la sua convivialità creativa:
Harvest 2015

Luppolo Birrificio Murdok

I Mastri irgolesi hanno un’anima birraiola molto speciale. La birra non solo la producono, ma la coltivano. Mi vien da dire … chi semina luppolo versa birra. L’estate scorsa fui invitato alla raccolta del luppolo nei loro campi. Purtroppo non riuscii ad esserci, ma seguii con attenzione l’evento su Facebook. Ad agosto, durante un fine settimana Mauro e Giuseppe ospitarono avventori desiderosi di prestare il loro aiuto allo spirito mardukese. Per tutti fu una quotidianità premiata. Pranzo, convivio ed esperienza unica da raccontare agli amici, una volta tornati alle proprie dimore.

Marduk Brewery_HARVEST2015_50cl

La birra a chilometro zero ora è riassunta in una beva di nome Harvest 2015.

Cheers!

29 Mar

IBF – l’Italia Beer Festival, il «versabevi» conviviale.

IBF - Italia Beer Festival

Anche quest’anno, sono stato all’IBF, rispettando così il rito dei saluti ad alcuni micro birrifici e loro mastri birrai. Molti i presenti all’undicesimo anno festaiolo. A suo tempo, fu la prima manifestazione nel suo genere. Il suo compito? Divulgare il verbo dell’Elisir di Lunghe Bevute raccontato dagli attori di questo bel film dal titolo «La Birra Artigianale». Lo spettacolo come da copione inizia con qualche minuto di ritardo, l’attesa accresce la voglia di conoscere le ultime novità brassicole. So bene che non potrò papillarmele tutte, chiedo scusa per quelle che non berrò. In altro tempo e luogo … chissà.

Ma ora si parte, iniziano le danze. Con custodia a tracolla e bicchiere stivato, mi dirigo verso l’entrata del primo cerchio del paradiso per l’approvvigionamento gettoni. Ringrazio il pusher per le fiches d’ingresso e via verso il primo assaggio.

BIRRIFICIO SVEVOPochi passi e sono già fermo, il primo saluto va a Vito Lisco del Birrificio Svevo, conosciuto tre anni fa, nella sua attuale sede di Modugno (BA). Con orgoglio mi racconta dei suoi tre nuovi pargoli: Classe Roma, Nuova Galassia e EX•98. La veste grafica è accattivante. Giunti al suo stand, assaggio prima la sua indimenticabile Biancasveva e poi una new entry, la EX•98. Chi mi conosce sa che non faccio mai Michele l’intenditore. Quindi non mi sentirete dire:- Sentori d’erba di primavera in una notte di luna piena! – Ci sono altri più esperti di me, che ben recitano la parte. Resta il fatto che se ne parlo, vuol dire che m’è piaciuta!! Grande Vito, non sbagli un colpo.

BIRRIFICIO DI LEGNANOContinua il giro di perlustrazione e mi imbatto nel Birrificio di Legnano, curioso, non conosco ma ne ho già sentito parlare bene. Il sorriso del birrificio viene delegato ad Olga Olgiati, Simone Ceriani titolare del birrificio è impegnato altrove. Nel frattempo Luigi, l’amico toscano di Siena, mi suggerisce un assaggio:- Bevi la Martinella, ti piacerà. – Vero! L’«Elisir…» visita l’ugola come un bimbo al parco che sale e scende all’infinito da uno scivolo. In questo caso il saliscendi muta in un piacevole versabevi. Sì, ne voglio ancora, ma il tour è lungo e torna in mente la frase, BEVI RESPONSABILMENTE! A malincuore passo oltre, ma per non dimenticare, compro una confezione da sei con varie tipologie.

Il passo è felicemente lento, ad ogni stand c’è qualche amico da salutare. Sì, perché IBF non è solo la festa della birra artigianale è anche il rendez-vous di anime birrose, alcune lontane dal mio spazio-tempo. Ed eccomi al Birrificio Il Mastio, di loro (nella mia collezione) ho molte etichette, ma non ho ancora bagnato il becco nella loro pozione magica. Ne approfitto. Mentre mi avvicino al bancone si fa amicizia con Roberto Forconi, sì proprio lui il «Birronauta», una Guest Star che ti prende per mano e ti accompagna nell’universo birrario. Mentre ascolto le sue parole ci raggiunge Sebastiano Nabissi, titolare de Il Mastio. Su mia richiesta versa una Abbadia Chiara seguita da un’altra Abbadia, questa volta proposta dal Mastro Sebastiano, Abbadia Bruna. Due beve che mi appunto di approfondire al più presto, veramente ottime. Ordinerò alcune bottiglie!

Da lontano individuo lo stand del Birrificio Settimo, conosco bene la sua storia ed i suoi personaggi. Ha saputo sempre rinnovarsi senza soffrire della consegna del testimone da un mastro birraio all’altro. Prima Aldo Scutteri, poi Nicola Nix Grande ed ora Cristian Pizzi, degno successore di entrambi. Arrivo al bancone e saluto Cristian che mi ragguaglia sulle loro ultime pozioni alchemiche versandomi una T+. Le buone nuove sono un invito a ritornare al birrificio per gustarle abbinate al loro favoloso stinco, di cui ho già donato belle parole in un altro articolo. Lo saluto con un arrivederci a presto e già mi trovo in un luogo a me caro.

Al Doppio Malto non c’è Alessandro Campanini, impegnato altrove, Deus ex machina del birrificio e sempre in fermento. Purtroppo so già che non vedrò neppure Manolo Lia, da sempre nella mia personale «Hall of fame» dei Mastri Birrai! Ora volato verso altri lidi, ma ritrovo Alessandro Brusadelli, altro pilastro fondante del birrificio e con lui inizio a chiacchierare delle nuove esperienze birraiole. Gli occhi si posano sulla Cocoa Ipa, mai sentita, mai provata. Ok, un gettone e posso scoprire l’arcano gusto. Glu glu glu glu, ahhh … mi cattura. Accidenti, dovrò presto tornare ad Erba e farmene una buona scorta.

BIRRIFICIO HIBUA dicembre 2015 ero stato nella nuova sede del Birrificio Hibu, era stata una festa rivedersi con Raimondo Cetani dopo tanto tempo. Incontrarlo all’IBF non era così scontato, diserta sempre le manifestazioni, il tempo è una risorsa scarsa e centellina ogni minuto della sua giornata per ottenere il massimo. Del resto è fiducioso di lasciare nelle mani capaci dei suoi fedeli collaboratori la sua macchina ben rodata. Non vedo Patrizia Formenti alias La Patty, sua fedele braccio destro, super attiva. In tutto ciò che riguarda l’Hibu … c’è un suo tocco. Ad ogni modo il ripiano e l’impianto spine m’informano di alcune novità per il mio palato. Chiedo allo «spinaker» una Pompelmhotel, era da un po’ che mi faceva l’occhiolino. Bevo. È così buona che non la fanno neppure in bottiglia, solo per i locali … ufff, dovrò uscire qualche sera in cerca di questa alchemica follia! Nel frattempo acquisto un trasportino da sei bottiglie, il mio post-it per Raimondo.

Pochi passi e sono a La Buttiga dove ritrovo Nicola Maggi, conosciuto qualche anno fa a Piacenza durante la prima manifestazione importante sull’Elisir di Lunghe Bevute. Basta uno sguardo e ci s’intende sulla mia richiesta. Pils in Love, un amore di birra, tra le mie pils preferite. Con Nicola si parla dei trascorsi del 2014. La bolgia all’EXPO PIACENZA, 80 birrifici artigianali! Forse mai così tanti in un sol luogo. Frasi, dal passato al futuro lucente de La Buttiga. A breve cambia sede, ancora più isolata. Per godersi la propria quotidianità premiata si sposta a Rivergaro, conosco il posto, lì regna la pace.

Resto in provincia di Piacenza, ma questa volta per un saluto si va a Podenzano dal Mastro di Beva Marcello Ceresa del Birrificio Retorto. Lo sguardo s’incrocia e nei suoi occhi s’accende il ricordo, il ciao è palindromo. Sono stato alcune volte nel suo birrificio per acquistare il suo oro liquido, un vero investimento. In cantina ho ancora una sua Malalingua, il barley wine per le grandi occasioni. Vedo una nuova proposta, almeno lo è per me. Con orgoglio Marcello racconta la bella storia di Tazmaniac, una birra dai luppoli neo zelandesi ed australiani. Esotica e vacanziera la Taz! Sì, ormai ci ho preso confidenza, io & la Taz siamo subito intimi. Difficile capire chi dei due può fare a meno dell’altro. Per non sbagliare, mi terrò buono Marcello.

Dopo circa un anno rivedo con piacere Veronica Bianchi ed il suo Pard Stefano Di Stefano del Birrificio Argo. I due Druidi parmensi li conosco da qualche anno. Veronica viaggiatrice per lavoro e per diletto, ha poi messo le radici nella sua specialissima isola di nome Argo. Suo compagno di viaggi Stefano, che nelle sue oniriche visioni dell’infanzia parla di supermercati e bottiglie. Intuiva già il suo il destino. Bottiglie, bottiglie, tante bottiglie ora tutte piene delle sue creazioni luppolose. E così ricordando il loro spirito birroso, sgrano gli occhi davanti alle loro sirene spinose. Si presenta una scelta amletica. Sommerbong o Hoppy wan-kenobi? Mi butto sulla Sommerbong e non mi faccio male, anzi sto bene … buona.

Tempus fugit, è ora di ripartire verso casa, presto, presto, devo custodire il mio tesssoro, la cantina si bella.

Cheers!

19 Mar

TABULET DI FARINACI E CAPASANTA

Tabulet-di-farinaci-con-capesante

Le carestie, spesso, hanno influenzato le abitudini alimentari dell’umanità. Privarsi della carne per un certo periodo, ad esempio, ha significato dare maggior spazio all’uso dei legumi in cucina. Trasformando il «minus», la carestia, in un «plus». La varietà di legumi ha permesso di presentare dei piatti ricchi e colorati. E ben sappiamo quanto il colore possa influenzare positivamente la nostra psiche. Ho pensato il piatto come ad un puzzle adatto ad ogni esigenza. Asciutto oppure in brodo a forma di zuppa.


INGREDIENTI:Tabulet-di-farinaci-con-capesante

150 gr. di legumi misti
(piselli, ceci, fagioli canellini)
crostini di pane casereccio
1 capasanta mediterranea senza corallo
olio extravergine di oliva italiano
sale marino di Sicilia

 

FACCIAMOLO COSÌ:
Bollire in acqua salata i legumi, scolarli e condire.
Cuocere nel roner la capasanta condita, ultimato il tutto condire ed impiattare.

Chef Giuliano Conti

16 Mar

HIP HIP HOPS!

HOPS BEER HOUSE

Hops! M’è sembrato di vedere una birra. Sì, sì, è una birra. Anzi no, son tante birre e tutte artigianali.

In questo periodo, un fiume di birra inonda l’Italia. Birra artigianale, beninteso. Nel 1996 tre birrifici fecero sentire il loro primo vagito artigianale. Oggi i pargoli son cresciuti e moltiplicati. Hanno superato le mille unità ed il loro ruggito si sente anche oltralpe. Nel frattempo, nuove stelle fermentano nell’indotto birrario. Hops! è una di queste. Suo il compito di suggerire il giusto Elisir di Lunghe Bevute agli avventori. Al timone della nave: Andrea Stronati & Patrizia Bragagnolo. Il loro vascello conta di una stiva sempre carica dell’oro liquido per un infinito versabevi.
Andrea è capitano di lungo corso, già proprietario de La Piada di Strona di Varese, che sorge di fianco all’Hops! La Piada… rifocilla da diverso tempo i viandanti che passeggiano per i vicoli del centro cittadino e grazie ad Andrea suggerisce alcune birre artigianali d’eccellenza.
Patrizia, veterana del food & beer presso la piadineria di Andrea, ha voluto seguirlo anche nel nuovo percorso birrario.

Hops! Beer House, welcome.

Il sorriso sincero e le birre artigianali proposte sono il plus distintivo di questa nuova realtà varesina. Alla spina od in bottiglia la mescita è sempre genuina. L’esperienza acquisita durante le innumerevoli degustazioni nel cercare nuovi astri nascenti nell’universo birrario è palese.

Il primo incontro.

Birra e paninoVarese 2015, un pomeriggio autunnale come molti, se non fosse per la meta prefissata. Imboccato il vicolo Canonichetta, mi fermo al civico numero 5.
Entro nel nuovo caveau del luppolo e subito una parata birraiola fa bella mostra di sé.
I bolloni sulle spine certificano la bontà degli Elisir di Lunghe Bevute proposti:

  • Birrificio Italiano
  • Baladin
  • Birrificio del Ducato
  • Birra Toz
  • Birrificio Indipendente Elav
  • 50&50 Craft Brewery

Penso:- Qui si fa sul serio. –

Andrea & Patrizia sono due spinakers attenti sia ai birrifici della porta accanto, che alle più celebrate stars nazionali della birra artigianale. La mia prima beva All’Hops? Uno spettacolo, bicchiere colmo e bocconcino di pane farcito con un doblone di carne grigliata. Ottimo biglietto da visita che strizza l’occhio al bis, trasformando l’evento in un convivio reiterato nello spazio-tempo.

Cheers!

16 Gen

Si scrive BIRRAPULIA, ma si legge OLIVER HARBECK!

Birrapulia

Si scrive BIRRAPULIA, ma si legge OLIVER HARBECK!

Ricordo ancora il nostro primo incontro. Mercoledì 8 maggio 2013, alle 10:30 un sorriso palindromo certificò il nostro conoscersi. Le parole di Oliver, quel giorno, furono misurate. Attento a non sbagliare il senso della frase o la parola storpiata. S’era traferito da poco tempo, non era padrone della lingua italiana e si scusava di questo. Gli ricordavo che sapeva tre lingue, mentre io a malapena parlavo italiano, quindi nessuna scusa. I suoi sforzi per farsi capire erano già il segnale di chi avevo davanti. I suoi occhi raccontavano la sua voglia di fare, suo il desiderio di dare la birra a tutti e soprattutto avere il consenso degli indigeni di Ostuni e oltre.

Ora è trascorso un lustro da quando si è trasferito ed il suo parlare è fluido e se non fosse per il lavoro che lo richiama all’ordine, starebbe ore a chiacchierare ed io a sentirlo. Un vero piacere ascoltarlo.

Raramente uso il nome del mastro birraio nei titoli dei miei articoli birrosi. In questo caso era impossibile non farlo. Atto dovuto a chi ha saputo vincere due sfide importanti. La prima contro forze esterne: nuovo ambiente, nuove persone con abitudini differenti, nuova lingua e quindi una difficoltà in più nel comunicare i propri progetti. La seconda, sicuramente la più importante, restare sempre centrato su se stesso e sugli obiettivi da perseguire; soffocando ogni dubbio sul nascere. M’è venuta in mente la frase di un’amica che ben descrive il suo percorso birraiolo.

LOTTERAI
L’OTTERRAI
LO TERRAI

… e così il giovane Padawan nel 1990 inizia a conoscere i primi rudimenti alchemici. Abita in Germania, vicino al confine austriaco, ma presto sente forte il richiamo di sciacquare i panni nell’Isar a Monaco di Baviera. Durante il suo periodo propedeutico apprende il verbo dell’Elisir di Lunghe Bevute, con disciplina e passione pesa il valore della parola Mastro Birraio.

Negli anni novanta in Germania Homebrewer è un termine sconosciuto ai più. Forse è pure proibito pronunciarlo, per chi deve attenersi al Reinheitsgebot. Sì, l’editto della purezza, voluto dal Duca di Baviera Guglielmo IV il 23 aprile del 1516 a cui lui si attiene. Sono trascorsi 500 anni ed ancora molti seguono i dettami del duca bavarese.

Dicevo anni novanta, sono gli anni in cui, il druidico apprendista, conosce la materia ed inizia a manipolare gli eventi chimici. Infine un viaggio particolare cambia la sua vita. Visita la Puglia, se ne innamora, il suo posto e lì. Ostuni forever! Nel 2000 compra una casa nella campagna stunese e nel 2011 saluta Monaco traslocando definitivamente ad Ostuni. Il tempo vola, Oliver ha saputo farsi voler bene da tutti. I suoi occhi sinceri ringraziano ogni giorno vissuto in quel di Ostuni. Non è più un sogno, ma una quotidianità premiata. Di anno in anno la sua produzione aumenta e così anche la tipologia di birre proposte: lager, weizen, pilsener, doppio malto, vienna. Ma non è finita c’è ancora altro in fermento.

Tempo fa chiesi ad Oliver:- RICORDI QUALCHE ANEDDOTO CHE TI HA FATTO PENSARE O DECIDERE DI INTRAPRENDERE QUESTA STRADA? –

… e lui:- QUALCHE ANEDDOTO? TUTTA LA VITA È UN ANEDDOTO! –

Grande Oliver, cheers!