30 Gen

E LE GAMBE SOTTO IL TAVOLO ASCOLTAVANO

Ieri sera, ero perso nei ricordi tra tappi, etichette e sottobicchieri da catalogare. In ordine sparso sul ripiano della scrivania condividevano la loro presenza col mio boccale colmo dell’elisir di lunga vita.

Tappo ORVAL - TRAPPIST ALEUna serata tranquilla a visionare qualche pezzo della mia collezione birraria, testimone di un frame spazio-temporale, tanto suo quanto mio. Senza avviso l’occhio è stato fatto prigioniero dal tappo Orval, una birra belga trappista. Bellissimo, una sola immagine riassume l’intera storia/leggenda del birrificio. Mi capitò per caso di conoscere il significato di questa e di altre bellissime icone birrarie.

Anni fa con amici mi recai in un pub rinomato della zona. Pareti in legno e camino in pietra da attivare nelle rigide serate invernali. Un’entrata accogliente con due ampie sale, una con tavoli da 2/4/6 persone; l’altra coi suoi tavoloni lunghi in legno “strong” per le compagnie numerose.  Non avevo prenotato e fummo dirottati nella sala delle grandi chiacchiere. Non amo gridare nelle orecchie degli amici per parlare, ma complice la buona birra mi lasciai convincere a restare. Dopo 15 minuti si affiancarono 4 persone, il capo branco era un prete, dalle parole che seguirono, compresi che da tempo aveva concordato l’uscita coi tre amici per condividere la loro unica passione comune, la birra.

Il prete, con arte oratoria, prese subito la parola e mostrando il tappo della Orval, quasi fosse una reliquia, sentenziò:- Vedete questo tappo? Una leggenda racconta che la contessa Matilde di Canossa, in visita presso alcuni frati benedettini, perse il suo anello nuziale nelle profondità della sorgente che forniva acqua al monastero. Matilde implorò l’aiuto della Vergine Maria ed una trota emerse in superficie portando in bocca il prezioso anello.

La contessa esclamò:- “Questo luogo è veramente una valle d’oro!” – tradotto in francese “val d’Or” e nel tempo mutata in Orval.

L’amico alla destra del prete aveva un avambraccio tatuato con dei dadi e sotto di essi la scritta “Mort Subite”. Alla richiesta di spiegazioni da parte della comitiva il ragazzone tatuato iniziò il racconto:- Sono stato a Bruxelles, proprio nel locale A La Mort Subite e dopo aver ascoltato diversi aneddoti sul nome della birra e del locale ho deciso di tatuarmi quel che ora vedete.

Il locale aveva un altro nome e per clienti gli impiegati della banca accanto, più presenti nel locale che nei propri uffici. Sempre disponibili a partecipare ad un particolare gioco che si effettuava coi dadi. Quindi in una mano i dadi e nell’altra la birra prodotta dal titolare del locale, troppo impegno per occuparsi d’altro! Se qualcuno chiedeva in ufficio che fine avesse fatto il “giocatore avventore”, di cui se ne richiedeva la presenza in ufficio, gli veniva detto che era “morto all’improvviso” e così il locale e la birra per tutti divenne Mort Subite.

Il terzo della compagnia, raccontò il suo aneddoto:– Come ben sapete da anni colleziono boccali di birra, purtroppo ancora non sono riuscito a recuperare il “4 manici” un buon pezzo da collezione. Si dice che in una famosa locanda Carlo V ordinò una birra. Egli non poté prendere il boccale dalla parte del manico perché lo impugnava il locandiere. Il locandiere ebbe da Carlo V una moneta d’oro e l’ordine di aggiungere un manico al boccale. Carlo V ritornato nella locanda, ancora una volta non fu in grado d’impugnare il boccale, perché entrambi i manici erano ostaggi del locandiere. Altra moneta d’oro, altro manico da aggiungere al boccale. L’imperatore ritornato alla locanda si sentì oltraggiato, il locandiere teneva il terzo manico rivolto verso di se, impedendogli la presa. Carlo V, con una moneta d’oro, obbligò il locandiere ad inserire un quarto manico al boccale. E questa è proprio una leggenda, col potere di vita e di morte su tutti, penso che la storia avrebbe registrato una cronaca differente già dal primo manico e dalla prima scortesia! – Tutti e quattro annuirono cozzando i loro boccali con un prosit.

L’ultimo della compagnia, magro, alto e con occhiali circolari “importanti” era rimasto in silenzio. Beveva ed ascoltava gli amici chiacchieroni, ma ora era giunto il suo turno e buttò lì una frase in latino:- Ardet nec consumitur – Il capo branco di getto formulò:- Brucia, ma non si consuma. Dove l’hai letta? – Lo smilzo rispose:- Sull’etichetta della birra Grimbergen, l’abbazia di Grimbergen nel passato ha subito diversi incendi, durante le frequenti guerre di religione. Ma è sempre stata prontamente ricostruita e nel sottolineare la loro continuità d’intenti i monaci hanno coniato il celeberrimo motto, affiancandolo ad un’icona indistruttibile e longeva, la Fenice. – Un ultimo brindisi e giunse per tutti l’ora di uscire dal locale con qualcosa in più da condividere con altri.

Ricordo sempre con piacere quella serata trascorsa coi miei amici ad “origliare” le storie sulla birra. Chissà se c’è un libro che racconta di aneddoti birraioli. Nel frattempo la scrivania è rimasto un campo di battaglia con tutto il materiale birrario sparso, difficile mettere tutto a posto.

Ogni pezzo collezionato è una link ad altri mondi, facile perdersi dietro ad ogni immagine o ad ogni storia che man mano diventano anche un po’ mie.

Cheers!

27 Gen

GALLERIA D’ARTE O BAR? … ENTRAMBI!

BAR INCONTROFelice di tornare a parlare de l’Incontro e della sua “mission possible”. Qualche settimana è trascorsa dalla mia visita al locale di Pietro ed Agnese, provo a condividerne l’evento.

Passeggiavo in piazza San Rocco a Vedano Olona, quando dall’ampia vetrata de “l’Incontro”, mi sentivo osservato dall’opera d’arte “Marabù”, di Fabrizio Menotti. Sì, m’invitava ad entrare a prendere un caffè, il richiamo era forte. Pochi metri ed ero dentro, appese alle pareti, le sue opere in tondino e fil di ferro mi parlavano di sapienza antica, nella lavorazione del ferro. Il fare, le mani, l’esperienza tramandata, respirata ed ispirata. In due parole, Fabrizio Menotti. Entrato nella ex sala da biliardo, altra sorpresa.

Le opere dell’artista Alida Bardelli, lì, si fondevano tra loro nello spazio e “nelle” pareti, creando una sintonia tra colore, spazio e forma. La natura, nelle sue opere, è una finestra aperta a spazi sereni, testimone in un frame pittorico, dell’istante che perpetua la creazione del mondo nelle sue forme.

Le opere, ospitate fino al 6 febbraio 2015, verranno sostituite da altre. La cornucopia “l’Incontro” conferma il suo luminoso scopo, con la sua giusta energia continua a trasmettere un messaggio forte.

Un bar mutato in galleria d’arte, bello! C’è così tanta arte e tanti artisti in Italia da poter certificare l’intera nazione (cittadini compresi) come “Sito Unesco”!
Non è mai troppo tardi per bere un’opera d’arte o per visionare un caffè!
Grazie.

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25 Gen

HOMEBREWERS, BRAVA GENTE!

Birre Homebrewers

Good morning guys beer.

Sì, buongiorno a voi che diffondete il verbo dell’elisir di lunghe bevute.

Facile raccontare degli homebrewers e della loro passione virale che colpisce ogni categoria sociale. Ho molti amici tra loro, sia fuori che dentro la rete. Giovani, maturi od anziani, davanti al “pentolone” hanno gli stessi occhi. Immaginate un bambino che entra in un negozio di caramelle, osservate il suo sguardo mentre scansiona i barattoli pieni di ogni leccornia ed avrete un’idea precisa di cosa sto parlando. Mani curiose cercano i giusti elementi, allo stesso modo profumi e sapori son testati impersonando le movenze di sapienti stregoni, seppur consapevoli di essere ancora digiuni dell’esperienza che solo il tempo può certificare. Per tutti la “Prima cotta” non si scorda mai. Tensioni e dubbi cancellati solo dopo il primo sorso. No, non s’erano sbagliati, è perfetta!

Chiedi ad un homebrewer cosa farà da grande e ti risponderà:- Aprirò un micro birrificio! – Ho avuto la fortuna di conoscere diversi homebrewers catapultati nel mondo dei grandi (felice per loro) anche se a volte crescendo alcuni hanno perso la fanciullezza homebreweriana per dar spazio a una più “sicura” produzione da birrificio. Ma ora vorrei soffermarmi su chi ancora è un curioso bimbo alchemico sempre pronto a mettersi in gioco. Quando ancora crisalide consapevole della sua imminente mutazione, non gli importa di divenire farfalla ammirata!

Birre HomebrewersE così … l’amico di turno:- Ho una birra da farti assaggiare, l’ho fatta io, dimmi cosa ne pensi! – Consenso o suggerimento, mi presto ad interpretare questa parte, ma evito di fare l’esperto “Michele l’intenditore”. Lascio questo compito ad altri più meritevoli del titolo di “taster”. Resto comunque un bevitore diversamente occasionale e pertanto riconosco quando una birra è buona. In questo periodo ho assaggiato tre birre.

L’Australian Pale Ale, proposta da Alessandro Ferrero e da suo cognato Alessandro Forlani (sotto l’acronimo AFAF) è leggera, godibile. Alessandro Ferrero è sia cuoco che collezionista di bottiglie di birra, difficile distinguere tra le due quale sia la passione e quale la professione. Ma su tutto non ci sono dubbi, prevale la sua famiglia!

Claudio Mori è direttore del Siebter Himmel, locale del Birrificio Settimo, nonché  veterano tra i miei amici homebrewers. Ho gustato la sua EXTRA SPECIAL BITTER abbinandola a dei bocconcini di maiale scottati in padella con del burro. Bella Claudio, semper fidelis!

Laureato in informatica, Samuele Gottardello è il più giovane “padawan” che conosca. Funambolico l’equilibrio che è riuscito a creare con la sua PILS+CASTAGNE+MIELE DI CASTAGNE. Bevuta e gustata in singolare solitudine. Niente cibo, niente amici, solo io e la sua pils castagnola.

Cheers!

10 Gen

CELO CELO MI MANCA

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In un raduno de IL BARATTOLO ospite al beer shop GIST HOMEBREWER conosco Michela Potenza, birraio del BAD ATTITUDE. Mentre ci si scambia materiale birrario s’inizia a parlare della magica bevanda. Ma l’ho già persa, lei è veloce, la sua passione per la birra è viscerale. La vedo mentre avvicina il calice al suo respiro e poi alle labbra, sorseggia, respira di nuovo. Zot, una scossa e declama il contenuto come se stesse raccontando un “C’era una volta …”! Sono rapito da quella capacità innata di discernere, di volta in volta, gli ingredienti contenuti nell’elisir di lunghe bevute che è la birra. Foto di rito e poi i saluti con l’invito di rivederci al BAD ATTITUDE, suo luogo di lavoro e laboratorio, dove esterna la sua alchemica passione.

Venerdì 12 dicembre 2014, attraverso il confine e dopo 700 metri mi ritrovo nel birrificio elvetico più vicino all’Italia, il BAD ATTITUDE. Accidenti qui si lavora! C’è frenesia nell’angolo allestito di fresco al “Bad”, le spine sono in “fermento” ai blocchi di partenza, i gadgets catturano lo sguardo del collezionista che è in me. L’inaugurazione del nuovo Shop è iniziata coi migliori auspici, arrivano i primi avventori e le spine prontamente divulgano l’elisir nelle sue differenti tipologie. Il sorriso di Michela vale più di mille parole, stanca ma soddisfatta, ora può dedicarsi ai suoi amici/clienti. Le birre sono tutte buone, io adotto la “GRAUVOLGEL”, una Weizen Bier!

E poi arriva Nicola Beltraminelli “Deus ex machina” del “Bad” che da attore navigato mi butta lì un sorriso ed una stretta di mano come se ci fossimo già incontrati. Condivide una birra in compagnia, amico di tutti, sa farsi voler bene! A questo punto ci siamo tutti, click, la foto di rito e ci si augura Buon Natale e Buon Anno.

Celo celo la passione di veterano avventore, mi manca la padronanza alchemica della giovane birraia.

Cheers!

05 Gen

DUE CUORI UN PUB

Beast Pub

Marino Marella al telefono:- Ciao Antonio, ci si vede a Malnate questa sera? Devo consegnare delle birre ad un nuovo pub per l’inaugurazione. –

Arrivo al BEAST PUB e subito si fa avanti Alessandro, con un sorriso uguale alla sua stretta di mano, sincero, e mi presenta Alessia, sua moglie. I due neo titolari sono in eruzione, un vulcano di idee lui ed instancabile collaboratrice lei, gran coppia! A stento sto dietro ai loro progetti vicini e lontani che col passare dei minuti si amalgamano fino a fondersi in un’unica entità propositiva spazio-temporale. Facciamo, faremo, ora!

Nel frattempo il locale s’è riempito e m’è venuta sete. Una rapida occhiata al menù e scopro che la passione di Alessandro per la birra artigianale è reale. Marino non è ancora arrivato, ma la sua LUPULUS è lì in bella mostra sul menù, la ordino! Nel frattempo la cucina sforna di tutto, mi restano impresse le patatine fritte scavate, buone! Alessandro continua parlandomi dell’arredo, semplice ma robusto, assomiglia ad una locanda in stile medioevale. In poco più di un mese s’è già formato uno zoccolo duro di clienti affezionati al locale. Ne è un esempio l’appendi boccale a fianco del bancone, è stato creato da Giacomo Piccinelli, un amico di Alessandro. È fantastico, un cliente entra e chiede che gli venga portato il suo boccale personale. Che vuoi di più dalla vita? Un amaro? Nahhh, meglio una birra artigianale!

Esco dal pub mentre, per qualche istante, sulla retina dell’occhio resta impressa l’immagine dell’armatura del cavaliere nero che mi saluta! Troppa LUPULUS? … troppo buona!

Cheers!